SETTEMBRE
 

Se fosse la prima puntata di uno di quei serial americani per adolescenti,la sigla sfumerebbe sui titoli di testa con il primo giorno di scuola: la campanella, le ansie, il cattivo, il buono e via dicendo.
E invece no.
Però posso dirvi che, in effetti, almeno con i tempi ci sono andato vicino perché tutta questa storia, forse, inizia di sera, proprio l’ultimo giorno delle vacanze estive, alla vigilia del mio ultimo anno di liceo. Me ne stavo in camera a studiare gli autori italiani del Settecento. La Faggi, la professoressa di Italiano, aveva minacciato di interrogarci al rientro dalle vacanze “per essere sicura che ci fosse una buona preparazione sul
vecchio programma prima di passare al nuovo”. Lo facevo senza convinzione.
Tant’è che quando mio padre bussò alla porta della mia stanza io mi stavo chiedendo se era meglio farsela subito una sega o aspettare la doccia, prima di andare a dormire.
– Avanti – dissi.
Lui si affacciò sulla porta con il cordless in mano e negli occhi quell’espressione mista di curiosità e ammirazione. Un giorno o l’altro avrei
dovuto spiegarglielo che nella mia, di giovinezza, non c’era nulla di invidiabile.
– Gianni – mi disse.Presi il telefono e aspettai che chiudesse la porta.
– Pronto?
Era in giro. Sentivo il rumore del traffico in sottofondo.
– Ciao bello, che fai?
– Studio Italiano. Tu dove sei?
– Sono al Tribunale. Stavo studiando anche io, ma poi mi sono detto:che si ne frega degli autori del Settecento, tanto sono tutti morti! E se tu
fossi saggio seguiresti la mia linea di pensiero e ci raggiungeresti qui.Stiamo mettendo insieme i soldi per stasera.
– Chi?
– Io, Dino e Francesco. Stavamo pensando di dirlo anche a Giulia ealle ragazze.
– Secondo me non è una buona idea, ché poi fumano sempre a scrocco.
Vediamoci noi quattro e basta.
– Magari per ringraziarci ce la danno – urlò Dino in modo che lo
sentissi.
– Digli che non ce la fanno nemmeno annusare, si sconvolgono con noi e vanno a darla agli altri.
– Ma allora vieni? – mi chiese Gianni.
Esitavo. C’era una parte di me che cercava di fare lo studente serio che, per la miseria!, non si possono fare i salti mortali per avere un voto decente in pagella, con ingresso alla seconda ora e maratone di studio
fino a notte fonda per recuperare mezzo programma. E ce n’era un’altra che invece voleva andarsene in giro a cazzeggiare un po’ con gli amici.
Insomma il secolare conflitto tra dovere e piacere.
– Dai… – insistette Gianni – è l’ultimo giorno delle vacanze.
D’altra parte se conoscevo la Faggi sapevo che non l’avrebbe fatto davvero. Come ci si può illudere che mentre tu abbrustolisci al sole di Sharm el Sheikh qualcuno, che tra le altre cose ha meno di diciotto anni, sia chino sui libri a studiare la poetica dell’Alfieri?
– Ok, mi cambio e vengo. Però niente ragazze – dissi tutto d’un fiato.
– Ok, promesso, niente ragazze.Intanto mi ero alzato e avevo chiuso il libro.– Dino mi ha appena chiesto se per caso stai diventando finocchio –
disse Gianni.
– Certo che sì e stasera mi voglio fidanzare con lui.
Buttai giù il telefono e mi fiondai in bagno. Passando accanto alla cucina dove mia madre spadellava con la tv accesa urlai: – Stasera mangio
fuori.
Poi feci scattare la chiave nella serratura..."